Coffee Drips ascolta: Søren – Stargazing

La band romana Søren nasce nel 2013 e già da quell’anno, Matteo Gagliardi pensava alle canzoni per il suo album d’esordio Stargazing. Dal 2015 iniziarono a registrare insieme a molti musicisti e artisti, compresa la violinista britannica pluripremiata Joni Fuller. Non cosine da niente insomma.

Dopo finalmente quattro anni di lavoro, con la collaborazione per il mix di Fabio Fraschini (Arctic PlateauNovembreStarship 9), che aveva già curato la registrazione delle parti vocali presso PlayRec Studio, e il mastering a Fabrizio De Carolis (TiromancinoFiorella MannoiaFrancesco De GregoriCarmen ConsoliSergio Cammariere oltre ad Arctic Plateau e a Spiritual Front), l’album Stargazing è finalmente pronto per essere condiviso e fruito dagli ascoltatori, grazie anche alla Seahorse Recordings, e all’inserimento della voce e chitarra di Flaminia Capitani, che va così a completare la formazione della band.

Il genere in cui si incastra questo lavoro è il dark folk, un genere che mescola insieme la musicalità e l’armonia del folk europeo alla sperimentazione tecnologica della musica post-industriale. Stargazing è un viaggio onirico in una galassia di stelle, che proiettano la loro luce nelle nostre orecchie. La voce di Flaminia si avvicina all’armonia e dolcezza di musiche nord europee, direi celtiche e antiche. Quel tipo di voce che si accompagna bene ad un’arpa. Invece è accompagnata da una chitarra acustica folk, indirizzando questo viaggio dalle galassie alle foreste buie.

Il sound rimane sempre molto leggero e delicato, caratterizzandosi di voci sussurrate e melodiche, che rimangono in superficie, alternandosi tra voce maschile e femminile. I Søren vogliono quasi dare più spazio alla musica, che procede attraverso alti e bassi, ritmi intensi e ritmi delicati. L’ascoltatore rimane quasi confuso, trovandosi coinvolto in un turbine di magia e sogno, che però riesce a conquistare dal primo brano, che non è Reaching, che fa solo da intro, ma In My HeartDifficile non rimanere incantati da questo album, anche se le voci troppo sussurrate si perdono nell’ascolto, rendendo i pezzi quasi della musica da background, facendo perdere così l’attenzione che merita. L’album è promosso, con un piccolo appunto: anche le voci contano, e i testi sono importanti quanto le parole, quindi spero che il prossimo lavoro riesca a coinvolgere l’ascoltatore a 360 gradi.

Carmen Mc Intosh

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